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Io e Ezio condividiamo lo stesso sogno, quello di una Valle d’Aosta autonoma anche dal punto di vista energetico. Perché questo avvenga occorre che la Compagnia Valdostana delle Acque, oltre a rimanere interamente nelle mani dei cittadini valdostani, si debba reinventare a partire dalla sua stessa mission.

Potremo diventare la prima regione italiana “Carbon free” e “Fossil fuel free” ed essere al primo posto per virtuosità anzichè per i nostri scandali.

Una regione più sana, un’aria più pulita, ridurrebbe anche il rischio di ammalarsi, gravando meno sui costi sanitari delle casse regionali oltre, ovviamente, ad aumentare la qualità della vita dei nostri cittadini, dei nostri figli e di chi verrà dopo di noi.

Per ora resta un sogno chiuso nel cassetto, ma spero un giorno di poterlo aprire per donarlo a mio figlio, per donarlo a tutti voi.

«I HAVE A DREAM (di Roppolo Ezio)

50 anni fa, Martin Luther King pronunciava quel suo celebre discorso: purtroppo, il suo sogno ha fatto solo pochi passi verso la realizzazione.
Il mio sogno, invece, è circoscritto alla sola nostra Valle e potrebbe concretizzarsi in poco più di una decina di anni. Ma potrebbe anche trasformarsi in un incubo, a seconda di quale indirizzo vogliamo, noi valdostani, dare alla maggiore delle nostre aziende in termini di volumi di affari, la Compagnia Valdostana delle Acque.
A prescindere da tutte le altre considerazioni negative che potremmo analizzare in successive occasioni, infatti, quella davvero più preoccupante è la pericolosità che comporta affidare ad interessi privati un’attività con così grandi implicazioni sulla sicurezza fisica della popolazione.
L’incubo peggiore è quello che matura in decenni, si materializza in attimi e lascia conseguenze indelebili. Il pensiero non può che correre al Ponte Morandi o al più lontano Vajont. In questo ambito, noi valdostani dobbiamo ricordare che il sacrificio dei veneti ci evitò di cadere a Valgrisenche in una analoga trappola. Di fronte a tante morti evitate, che cosa può contare aver riempito la vecchia diga per il 10 % dell’altezza utile e averla abbattuta e ricostruita anzitempo? 
Quale visione, dunque, insegue chi si batte per una CVA a capitale pubblico e, soprattutto, con una gestione “virtuosa”? Possiamo parlare di tre grandi aree di interesse per l’intera popolazione valdostana, ovviamente collegate tra loro da interrelazioni importanti.

La prima riguarda l’energia, fulcro dell’attività industriale di CVA. 
Oggi la regione acquista oltre i 2/3 dell’energia utilizzata dai territori circostanti (quindi essenzialmente di fonte fossile, cioè inquinante), mentre CVA “esporta” fuori Valle il 90 % della sua produzione di fonte “pulita”.
L’elettricità oggi prodotta in regione potrebbe però soddisfare all’incirca la totalità dei nostri consumi attuali, compresi trasporti, riscaldamenti e industrie. Per realizzare questo obbiettivo, molto concreto, sono necessari:
– Trazione elettrica dei veicoli, la cui diffusione sarà comunque a buon punto intorno al 2030
– “Conversione all’elettricità” dei riscaldamenti (fattibile da chiunque con pochi soldi)
– Rete di distribuzione in grado di trasmettere queste quantità di energie anche nelle valli meno popolate.
Quest’ultimo aspetto richiede investimenti importanti in adeguamento delle linee, fattibili da parte di CVA a gestione pubblica anche in luoghi (esempio Rhemes o Champorcher) in cui il ritorno dell’investimento NON si misura unicamente con il profitto economico generato.
In questo modo, salvaguarderemmo non solo la nostra ambizione di autonomia, ma anche il nostro portafoglio. Infatti, il “costo di trasporto” sarebbe minimizzato, ma, soprattutto, con una normativa adeguata sulle “comunità energetiche”, già esistenti in altre regioni, le componenti della bolletta di ognuno di noi potrebbero venire “gestite”. Sorrido tra me e me a pensare ad una società con una parte privata interessata ad abbassare il livello dei prezzi.

La seconda delle tre aree riguarda l’ambiente e l’acqua. Innanzitutto, consumi energetici interamente elettrici da fonte rinnovabile, significa minor inquinamento, con effetti molto benefici sulla nostra salute.
Inoltre, se la priorità nell’uso dell’acqua fosse garantita a tutti gli esseri viventi, anche se si trovano in prossimità di una condotta idroelettrica, avremmo meno profitti ma di certo più benessere.
In questo ambito però, vanno messi in conto i drammatici effetti dei cambiamenti climatici in corso, che magari non pregiudicheranno l’esistenza del pianeta, ma di certo rischiano, anche in Valle, di pregiudicare le condizioni di vita cui siamo abituati con circa 130.000 abitanti.
Chi realizzerà gli investimenti per rallentare il ritiro dei ghiacciai, per preservare le riserve di acqua e crearne di energia? A monte e a valle degli impianti, solo CVA potrebbe sviluppare un piano di tale epocale portata, una CVA virtuosamente pubblica.
No, cari lettori, non sono Jules Verne! Queste tecnologie sono già in buona parte disponibili e qua e là sulle Alpi c’è già chi si è impegnato in queste direzioni.

Parliamo infine di economia. Sebbene CVA occupi una modesta frazione della forza lavoro Valdostana, pur essendo uno dei maggiori datori di lavoro, essa concorre per una frazione decisiva del nostro PIL, cioè il nostro reddito medio. Quindi, anche sotto questo aspetto, che qualcuno “de fua” abbia voce in capitolo mi sembra ben poco “autonomista” e, soprattutto, “poco strategico” (tradotto colloquialmente, da fessi).
In realtà, tuttavia, analizzando dall’esterno le modalità operative dell’azienda rispetto al contesto economico territoriale, si vede che è quasi un corpo estraneo, in pratica impermeabile alle relazioni locali. Le sue dimensioni, le sue tecnologie, le trasformazioni in corso nel suo ambiente competitivo di riferimento richiederebbero invece la capacità di crearsi attorno un cosiddetto “ecosistema aziendale” che la trasformerebbero rapidamente in un “motore di sviluppo” della nostra ormai languente economia.
Che cosa serve per raddoppiare l’influenza di CVA e far aumentare il PIL valdostano e l’occupazione qualificata che tanto ci manca? Una visione, certo; ma anche il giusto “manico” per saperla interpretare!

Concludo questo intervento notando che il mio è un sogno, ma ad occhi ben aperti e fissi sul nostro futuro.
Per concretizzarlo, dobbiamo porre grande attenzione sull’importanza vitale che ha la CVA per tutti noi e, appunto, per i nostri giovani.

Pubblicato il 13-07-2019 da “Corriere della Valle”»

Movimento 5 Stelle Valle d'Aosta

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