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‘Ndrangheta e Valle d’Aosta: Che fare?

di Luigi Vesan – Torniamo al voto, anche grazie alla pressione delle inchieste e dei processi sulle infiltrazioni mafiose, ma con quali speranze di affrancare la nostra Regione dai sodalizi criminali? Ben poche purtroppo, dovute sostanzialmente all’approvazione della legge sulla preferenza unica che limita il controllo del voto.

Allora mi permetto di suggerire 3 “azioni” che possano evitare che la nostra amata Valle d’Aosta sia vittima del controllo mafioso:

1) Per contrastare chi “acquista” pacchetti di voti con promesse o minacce, è necessario un serrato controllo da parte delle Forze dell’Ordine sull’ingresso dei telefonini nelle cabine elettorali. Multe salate e controlli capillari permetterebbero di evitare le tristemente famose “foto della scheda”, che circolano sui social in ogni tornata elettorale.

2) Una legge che vieti l’accesso al Consiglio regionale, agli incarichi dirigenziali ed alle posizioni di vertice delle partecipate a chi fa uso di sostanze stupefacenti. Le droghe che circolano in Italia sono nelle mani della criminalità organizzata. Nelle stesse mani finisce chiunque dipenda da loro per l’approvvigionamento, diventando ricattabile. Una volta dipendente dalla cocaina, sei un burattino della ‘ndrangheta. Tagliamo al più presto i fili…

3) L’approvazione della legge sull’elezione diretta del Presidente della Giunta. Per eleggere un Presidente scelto dai cittadini, con la proposta già depositata, ci vogliono ben più di 30.000 voti al primo turno e, in mancanza di questi, oltre il 50% dei voti al secondo turno. Troppi per qualunque associazione criminale. Mentre, per eleggere un Presidente della Regione con l’attuale sistema, basta il voto decisivo di un unico Consigliere Regionale, così come per farlo cadere.

Faccio due esempi assolutamente svincolati dal contesto: per eleggere Presidente Fosson è servito/bastato il voto favorevole dirimente di Sorbara, per bloccare il Bilancio regionale quello altrettanto dirimente di Barocco. Quindi un solo Consigliere, che la criminalità potrebbe far eleggere con poco più di un migliaio di voti, in questo momento ha nelle sue mani la sorte della Giunta (e della legislatura). La proposta già depositata firmata convintamente da M5S, Rete civica e AV (e meno convintamente da UV e Stella alpina) avrebbe potuto contrastare fortemente questo rischio, ma qualcuno non l’ha voluta approvare.
Quindi stiamo per tornare al voto in una situazione in cui la lotta alla ‘ndrangheta si limita alla “dichiarazione pubblica”, alla “presa di distanza” sui social e sui giornali, a roboanti “la mafia fa schifo”. Tutte cose che magari fanno prendere voti ma che alla criminalità fanno un baffo. Tanto che anche i processati per criminalità organizzata non esitano a fare le stesse, identiche dichiarazioni.

Confido molto in un prossimo Consiglio Valle che contro la criminalità cominci ad usare un po’ di più azioni e leggi (e magari un po’ meno la lingua e la tastiera).

Movimento 5 Stelle Valle d'Aosta

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